Economia Politica

Definizione rigorosa
L’economia politica è la scienza sociale che si occupa di metodi e strumenti con cui l’uomo usa in modo razionale risorse scarse per soddisfare molte esigenze. Essa tenta di fornire risposte coerenti a quesiti che riguardano sia i comportamenti di singole unità (un consumatore, un’impresa, ecc..) che compongono il sistema economico (microeconomia), sia il comportamento di entità aggregate (insieme di imprese, insieme delle famiglie; macroeconomia).
Cos’è l’economia politica?
Analizziamo la definizione rigorosa per capirci qualcosa.
Innanzitutto l’economia politica (e l’economia in generale) è una scienza sociale, cioè studia i comportamenti dell’uomo. Proprio per questa ragione ci sono due precisazioni da fare:
  1. Ci sono più scuole di pensiero: neoclassici, keynesiani, post-keynesiani, ricardiani sono solo alcuni esempi. Ogni scuola di pensiero descrive la “realtà delle scelte economiche” degli uomini in modo diverso. Non ci sono formule sempre vere perchè non è matematica, non ci sono dogmi perchè non è religione, ci sono invece molte discussioni aperte. Non sorprendetevi quindi, se su uno stesso problema, due economisti forniscono risposte diverse… o addirittura opposte.
  2. Ci sono, in vari contesti storici, scuole di pensiero dominanti. Fino all’ultima crisi, la scuola dominante era quella dei neoclassici. Ultimamente, proprio a causa della crisi, si stanno rifacendo avanti altre scuole di pensiero e, in molte università, gli studenti stanno chiedendo di ricevere una buona istruzione anche su scuole non dominanti (per approfondire: http://www.post-crasheconomics.com)
Ma cosa studia l’economia politica? -“metodi e strumenti con cui l’uomo usa in modo razionale risorse scarse per soddisfare molte esigenze”-..cioé?
Sostanzialmente i vari economisti, delle varie scuole, cercano di descrivere la realtà attraverso le scelte economiche che tutti noi affrontiamo ogni giorno.
“Oggi compro questo, perché quello è aumentato di prezzo”, “sono riuscito a risparmiare 1000 euro, in cosa investo?” sono scelte quotidiane di noi consumatori (microeconomia)!
“Aumenta il prezzo del petrolio, le aziende investono in fonti rinnovabili ed efficienza”, “l’Unione Europea continua il quantitative easing”, sono scelte quotidiane di governi e imprese aggregate (macroeconomia)!
L’economia politica descrive e tenta di prevedere comportamenti di questo tipo. Ovviamente ogni economista lo farà secondo i principi della propria scuola, qualcuno pretenderà di essere più matematico, qualcuno meno teorico e più pratico, ognuno con le sue motivazioni.
Altro aspetto fondamentale è che le risorse sono scarse. Molte persone con le più svariate esigenze, vorrebbero essere tutte completamente soddisfatte, ma le risorse naturali non basterebbero; le imprese tentano di soddisfare i consumatori facendo profitti e quindi tentando di utilizzare il minor numero di risorse possibili ecc… Insomma, se i territori, l’energia, l’acqua, la tecnologia crescessero alla stessa velocità con cui cresce la popolazione potremmo essere tutti accontentati e l’economia non esisterebbe perché non ci sarebbe un problema di scelta. Ogni consumatore potrebbe comprare qualunque cosa, ogni impresa potrebbe produrre senza paura di sprechi, ogni governo potrebbe fare qualunque tipo di politica per farsi rieleggere dai cittadini. Purtroppo, così non è!
Per quanto riguarda la differenza tra micro e macroeconomia, penso sia diventata abbastanza chiara nel corso della spiegazione, ma per riassumere:
  • quando si analizzano singoli operatori si parla di MICROECONOMIA
  • quando consideriamo insieme di operatori (governi, settori industriali, ecc..) si parla di MACROECONOMIA
Ovviamente il discorso appena fatto sull’economia politica è solo l’inizio di migliaia di parole che si potrebbero dire, ma non voglio rendermi pesante, quindi, se avete voglia di approfondire qualcosina proseguite, altrimenti… alla prossima!
Approfondimento
Tutti gli economisti, di qualunque scuola, ritengono che il padre fondatore dell’economia sia Adam Smith (1723-1790). L’economista scozzese, la cui opera più importante è “Indagine sulla natura e le cause della ricchezza delle nazioni” (1776), segna, con i suoi scritti, la fine del mercantilismo e l’inizio dell’economia che verrà chiamata “classica”.
Oggetto cardine dello studio di Adam Smith è il capitalismo che, in quel periodo, sembrava essere un potente strumento per la crescita (soprattutto sociale) dei popoli. Molti altri economisti precedenti avevano scritto qualcosa su temi singoli, ma nessuno aveva messo in relazione tutte le forze economiche, in un’unica grande analisi. E’ però da precisare che Adam Smith (e gli altri padri fondatori: Ricardo, Marx, ecc..) indagano sempre e comunque di sistemi generali, operatori a livello aggregato, grosse forze economiche, insomma parlano sempre ed esclusivamente di macroeconomia.
In effetti, quindi, l’economia politica nasce come macroeconomia e solo nell’ultimo secolo le scuole di pensiero hanno introdotto lo studio di singoli mercati su singoli operatori (microeconomici). In realtà, questo studio non è stato fatto neanche da tutte le scuole, pertanto, se approfondirete lo studio dell’economia politica, non stupitevi se esiste ad esempio la microeconomia neoclassica ma non quella keynesiana.
Detto ciò è davvero tutto, per approfondire non vi resta che gironzolare un po’ su internet e magari vedere qualche film di quelli consigliati nella sezione “Economia..da vedere” del sito (in particolare,su questi temi, mi sentirei di consigliare il documentario sulla Enron: https://definizioneconomia.altervista.org/economia-da-vedere-film-serie-tv-e-documentari )
P.S. Se avete domande, correzioni, richieste specifiche o voglia di collaborare scrivete alla mail: [email protected]
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